Consulenza ed elaborazione paghe

Consulenza ed elaborazione paghe

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Lo Studio Mazzoleni & Partners fornisce consulenza sugli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori.

 

[Licenziamento/dimissioni della lavoratrice madre o del lavoratore padre]
È possibile licenziare una lavoratrice madre?

L’art. 54, c. 1 del D.Lgs. 151/01 prevede il divieto di licenziamento per le lavoratrici madri durante il c.d. ‘periodo protetto’, ovvero per tutta la durata della gravidanza fino al compimento del primo anno di età del bambino. Tale divieto si estende anche al lavoratore padre, qualora usufruisca del congedo di paternità, sempre fino al compimento di un anno di età del bambino.

[Licenziamento/dimissioni della lavoratrice madre o del lavoratore padre]
Qualora fosse invece la lavoratrice o il lavoratore genitore di un figlio di età inferiore ad un anno a volersi dimettere?

Qualora fosse il lavoratore a volersi dimettere durante il periodo protetto, lo stesso non sarà tenuto ad osservare il periodo di preavviso ed avrà il diritto di ricevere la relativa indennità sostitutiva.

[Licenziamento/dimissioni della lavoratrice madre o del lavoratore padre]
Alla lavoratrice o lavoratore dimissionario durante il periodo protetto spetta la Naspi (indennità di disoccupazione)?

Sì, al lavoratore dimissionario spetta la Naspi; per tale motivo, il datore di lavoro è tenuto a versare all’INPS il ticket Naspi (€ 489,95 per ogni anni di servizio sino ad un massimo di tre).

[Licenziamento/dimissioni della lavoratrice madre o del lavoratore padre]
La lavoratrice madre o il lavoratore padre devono osservare una particolare procedura per potersi dimettere dal rapporto di lavoro?

L’art. 26 del D.lgs. 151/15 prevede la convalida delle dimissioni presso l’Ispettorato Provinciale del lavoratore nelle seguenti ipotesi:

  • lavoratrice durante il periodo di gravidanza;
  • lavoratrice o lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino;
  • lavoratrice o lavoratore nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o affidato.

[TFR e previdenza complementare]
Quali scelte può effettuare il lavoratore in merito alla destinazione del TFR?

Il lavoratore dipendente può optare per lasciare il TFR in azienda oppure versarlo ad un fondo pensione (c.d. previdenza complementare).

[TFR e previdenza complementare]
Come e entro quanto va esercitata l’opzione?

Il lavoratore potrà comunicare la propria scelta compilando l’apposito Modello TFR2, generalmente rilasciato dal datore di lavoro all’atto dell’assunzione. In caso di mancata scelta entro 6 mesi dall’assunzione scatta il silenzio-assenso ed in tal caso il TFR viene automaticamente versato al fondo previdenziale previsto dal contratto collettivo, al fondo pensione a cui ha aderito il maggior numero di lavoratori dell’azienda ovvero al fondo pensione costituito presso l’inps.

[TFR e previdenza complementare]
È possibile modificare la scelta?

Qualora il lavoratore abbia optato per mantenere il TFR in azienda può in qualsiasi momento destinarlo ad un fondo pensione; qualora invece il dipendente abbia conferito il TFR ad un fondo pensione avrà la possibilità di variare il fondo ma non potrà più decidere di lasciarlo in azienda.

[TFR e previdenza complementare]
La nuova normativa è valida per tutte le aziende indistintamente?

No; nelle aziende con oltre 50 dipendenti, se il lavoratore opta per il mantenimento del TFR in azienda, lo stesso viene automaticamente versato e gestito dal Fondo di Tesoreria Inps ed in tal caso vengono applicate le tradizionali regole di gestione del TFR; per l’eventuale richiesta di anticipi o per la liquidazione del TFR all’atto della cessazione del rapporto, il lavoratore dovrà sempre rivolgersi al Datore di Lavoro.

Per le aziende fino a 49 dipendenti vi è ancora la possibilità di applicare la vecchia normativa e quindi mantenere il TFR in azienda.

 [TFR e previdenza complementare]
A quale fondo pensione si può rivolgere il lavoratore?

Il lavoratore si può rivolgere a due tipologie di fondi pensione: i fondi pensione negoziali e i fondi pensione aperti. I primi sono quelli costituiti da banche, assicurazioni o altri intermediari mentre i secondi sono collegati ai contratti collettivi di lavoro e sono destinati a particolari categorie di lavoratori.

[TFR e previdenza complementare]
Il lavoratore che aderisce ad un fondo pensione, ha la possibilità di effettuare versamenti volontari aggiuntivi rispetto al TFR?

Si, il lavoratore ha la facoltà di effettuare versamenti volontari; qualora abbia aderito al fondo di categoria previsto dal CCNL, ed effettua un versamento volontario, il datore di lavoro sarà tenuto a contribuire con un’ulteriore quota, aggiuntiva rispetto al TFR, a favore del dipendente.

[TFR e previdenza complementare]
Il lavoratore che aderisce alla previdenza complementare può chiedere anticipazioni del TFR?

Si, il lavoratore può richiedere anticipazioni del TFR secondo le regole proprie di ciascun fondo pensione.

[TFR e previdenza complementare]
Il lavoratore che ha optato per la previdenza complementare, quando andrà in pensione, potrà ritirare il capitale accumulato?

Generalmente quando il lavoratore andrà in pensione gli verrà erogata dal fondo la ‘pensione complementare’, ovvero la rendita calcolata sul montante accumulato.

In alternativa potrà chiedere il versamento del 50% del capitale accumulato ed il rimanente 50% in rendita.

Qualora il montante produca un rendita al di sotto di determinati limiti (50% dell’assegno sociale), il pensionato potrà richiedere il versamento dell’intero capitale.

[TFR e previdenza complementare]
Sono previste agevolazioni per il lavoratore che aderisce alla previdenza complementare?

L’erogazione del TFR versato ai fondi pensione viene tassato con un aliquota variabile dal 15% al 9% (a seconda dell’anzianità contributiva), mentre la tassazione ordinaria prevista per il TFR lasciato in azienda o versato al fondo di tesoreria Inps è del 23%.

[TFR e previdenza complementare]
In caso di insolvenza del Datore di Lavoro nel pagamento del TFR, come può tutelarsi il lavoratore?

Il lavoratore e i suo aventi diritto possono presentare alla sede Inps territorialmente competente la richiesta di intervento al Fondo di Garanzia Inps, il quale si sostituisce al Datore di Lavoro nell’erogazione del TFR.

Il fondo di garanzia interviene anche in caso di mancato versamento del TFR al fondo pensione da parte del Datore di Lavoro.

 


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