Privati

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LoRegime dei minimi Studio Mazzoleni & Partners è al fianco anche dei singoli cittadini che rimangono senza risposte e alle quali cerchiamo di dare una serie di soluzioni.

Spese d’istruzione: quali sono le detrazioni fiscali?

Per quanto riguarda le Spese universitarie, è riconosciuta la detrazione per la frequenza di corsi di istruzione universitaria presso università statali e non statali, di perfezionamento e/o di specializzazione universitaria, tenuti presso università o istituti pubblici o privati, italiani o stranieri. Le spese possono riferirsi anche a più anni, compresa l’iscrizione fuori corso.

Per le spese di istruzione NON universitaria, la detrazione spetta per le spese di frequenza della scuola secondaria di secondo grado, per quelle delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione del sistema nazionale di istruzione di cui all’art. 1 della Legge n. 62 del 2000, costituito da scuole statali e da scuole paritarie private e degli enti locali. La spesa massima detraibile ammonta a 717 euro a studente. 

È possibile detrarre il 19% dei seguenti oneri: 

  • Tasse (a titolo di iscrizione e di frequenza); 
  • Contributi obbligatori; 
  • Contributi per mensa scolastica e servizi scolastici integrativi quali l’assistenza al pasto e il pre e post scuola (Per tali spese la detrazione spetta anche quando il servizio è reso per il tramite del Comune o di altri soggetti terzi rispetto alla scuola); 
  • Contributi per gite scolastiche, per l’assicurazione della scuola e ogni altro contributo scolastico finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa deliberato dagli organi d’istituto (corsi di lingua, teatro, ecc., svolti anche al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza).
    Non sono, invece, detraibili le spese relative all’acquisto di materiale di cancelleria e di testi scolastici, per la scuola secondaria di primo e secondo grado.

Dall’IRPEF lorda si può detrarre un importo pari al 19% delle erogazioni liberali effettuate in favore: degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, sia statali che paritari senza scopo di lucro che appartengono al sistema nazionale di istruzione di cui alla Legge n. 62 del 2000, e successive modificazioni; delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica e delle università. Rientrano tra le erogazioni liberali per le quali spetta le detrazione quelle non deliberate dagli organi scolastici e finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e universitaria nonché all’ampliamento dell’offerta formativa. 

Non è previsto alcun limite massimo di spesa detraibile e la detrazione non è cumulabile con quella prevista per le spese di istruzione NON universitarie.

L’attività di ufficio stampa può essere considerata attività giornalistica?

Le prestazioni effettuate come UFFICIO STAMPA possono essere considerate prestazioni giornalistiche per cessione DIRITTO D’AUTORE indipendentemente da chi sia il committente (giornale o altri enti).

Se effettuate in via occasionale non prevedono l’apertura di P IVA ma il rilascio di ricevuta per il compenso pattuito che dovrà essere decurtata di ritenuta fiscale pari al 20% sul 75% del reddito imponibile, se si ha superato i 35 anni di età, oppure sul 60% del reddito imponibile se non si ha superato i 35 anni di età.

Inoltre si dovrà anche applicare una rivalsa del contributo INPGI pari al 2% sul reddito imponibile.

È naturalmente necessario:

  • Essere iscritti all’albo dei giornalisti
  • iscriversi preventivamente alla GESTIONE SEPARATA INPGI e annualmente dichiarare i compensi ricevuti quale cessione diritto d’autore su cui devono essere versati contributi pari al 12% del reddito percepito.

L’iscrizione e la relativa dichiarazione deve essere effettuata on-line sul sito dell’istituto stesso.

Non vi è limite di imponibili lordi sui compensi percepiti, come invece c’è nella collaborazione occasionale, ma bisogna tener presente se si tratta di un lavoro occasionale o un lavoro continuativo dove in questo caso sarà necessario aprire una P IVA o istaurare un rapporto di collaborazione continuativa.

Cosa è il contratto di locazione convenzionato e che tipo di agevolazioni mi permette di avere?

Il contratto di locazione convenzionato o più comunemente chiamato agevolato, è una forma di contratto di locazione utilizzata per dare in affitto un immobile per utilizzo esclusivamente abitativo.

Lo stesso però presenta delle caratteristiche ben precise, determinate dall’art.2, comma 3, legge n. 431/98:

  • Il canone di locazione deve essere deciso sulla base di fasce di oscillazione stabilite secondo criteri e accordi determinati dalle associazioni di categoria del Comune ove è sito l’immobile concesso in locazione;
  • La durata del contratto di locazione in oggetto deve essere di minimo tre anni e rinnovabile di altri due; trascorsi gli anni normativamente previsti per la tipologia di contratto in esame, le parti possono provvedere al rinnovo dello stesso per gli stessi anni, stabilendo o meno nuove condizioni (es. aumento del canone, rifacendosi agli accordi comunali);
  • La suddetta tipologia del contratto di locazione è compatibile con l’opzione cedolare secca;
  • Il contratto concordato può essere stipulato in qualsiasi comune, ma per usufruire delle agevolazioni specificate di seguito, l’immobile dovrà rientrare nella lista dei comuni ad alta tensione abitativa;

Che agevolazioni posso avere con la stipula del contratto di locazione concordato per immobili rientranti nelle zone ad alta tensione abitativa?

Ecco i vantaggi per i locatori che scelgono il contratto a canone concordato:

  • Riduzione IRPEF del 30%, del reddito imponibile derivante dall’immobile affittato. Il corrispettivo annuo per determinare la base imponibile per l’applicazione dell’imposta proporzionale di registro, è quindi del 70%. (Art. 8, Legge 9 dicembre 1998, n. 431);
  • Se si opta per la cedolare secca, l’aliquota calcolata sul canone pattuito dalle parti è ridotta al 10 (normalmente è il 21%). Questa opzione sostituisce le imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione, e le imposte di registro e di bollo sulla risoluzione e sulle proroghe del contratto di locazione;
  • Per i locatori che stipulano un contratto concordato a titolo di abitazione principale, ad un inquilino che prenderà la residenza anagrafica, l’imposta per Imu e Tasi è calcolata applicando l’aliquota stabilita dal comune, con una riduzione al 75%.

Perché mi è stato consegnato Modello F24 per il pagamento IMU/TASI anche se sono proprietario solo della prima casa?

L’esenzione del pagamento IMU/TASI si applica solo nel caso in cui l’immobile è adibito ad abitazione di residenza con relative pertinenze. L’immobile di residenza non deve essere di lusso e quindi appartenente alle categorie A/1, A/8, A/9. Dunque, avendo solo abitazione di residenza, due box e una cantina, perché devo pagare?
Perché l’esenzione si applica solo a una pertinenza per categoria. Pertanto, nel caso specifico, l’esenzione è prevista solo per l’appartamento, un box e la cantina.

Sono proprietario di un immobile che intendo dare in uso gratuito a mio figlio, quali agevolazioni posso avere a livello di IMU/TASI?

La legge prevede che gli immobili concessi in comodato d’uso gratuito da genitori a figli o viceversa fruiscano della riduzione dell’IMU e della TASI dovuta calcolata sul 50% della base imponibile. Per fruire delle riduzioni sono richieste le seguenti condizioni:

  • Deve trattarsi di unità immobiliari non classificate nelle categorie catastali A/1,A/8,A/9 e adibite ad abitazione principale da parte del comodatario
  • Il contratto di comodato deve essere registrato presso l’Agenzia Entrate

Il comodante (proprietario) deve possedere un solo immobile in Italia e risiedere anagraficamente, nonché dimorare abitualmente, nello stesso Comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato.
In questo caso mio figlio è tenuto al versamento delle imposte IMU/TASI?
In qualità di comodatario, suo figlio non è tenuto al versamento di IMU e TASI.

Voglio registrare un contratto di comodato d'uso, cosa devo fare?

I passaggi da seguire sono i seguenti:

  • Sottoscrivere il contratto in duplice copia
  • Apporre una marca da bollo su entrambe le copie da € 16,00 ogni 100 righe
  • Versare l’imposta di registro di 200,00
  • Compilare modello 69 disponibile in qualsiasi ufficio dell’Agenzia Entrate

Il tutto va presentato entro 20 giorni dalla data di stipula del contratto allegando la fotocopia dei documenti d’identità di tutte le parti. Il contratto di comodato d’uso sottoscritto tra genitori e figli e viceversa potrebbe dare delle agevolazioni.

Sono un inquilino e dovrei effettuare la manutenzione ordinaria della caldaia, chi deve sostenere la spesa? Il proprietario o l’inquilino?

In caso di manutenzione ordinaria, piccole riparazioni e sostituzioni al proprio impianto di riscaldamento, la spese viene sostenuta dall’inquilino dell'immobile.
L’onere è in capo al proprietario nel caso in cui è necessaria la sostituzione del suddetto impianto.

Quali sono le detrazioni per i figli a carico?

La detrazione dei figli a carico di genitori coniugati, va ripartita nella misura del 50% per ogni genitore, oppure, previo accordo tra gli stessi, al 100% dal genitore che presenta il reddito complessivo più alto.

Per poter detrarre le spese dei figli, essi devono essere fiscalmente a carico dei genitori, e quindi non aver conseguito un reddito maggiore ad € 2.840,51

In caso di genitori legalmente ed effettivamente separati la detrazione:

-  in mancanza di accordo, spetta al genitore affidatario al 100%,

-  nel caso di affidamento congiunto o condiviso in mancanza di accordo la detrazione è ripartita al

50% tra i genitori.

C’è una casistica particolare che può essere applicata solo in caso di genitori legalmente ed effettivamente separati, se il genitore affidatario o in caso di affidamento congiunto, uno dei genitori affidatari, non può beneficiare della detrazione per limiti di reddito (incapienza d’imposta), la detrazione è attribuita per intero all’altro genitore che è poi tenuto a riversare all’altro genitore la parte spettante.

In dichiarazione dei redditi, come si dividono le spese per i figli a carico?

Le spese possono essere detratte/dedotte dal genitore che abbia fiscalmente a carico il figlio: pertanto, in caso di carico al 100% da parte di uno solo dei genitori, anche le spese verranno detratte/dedotte per intero dallo stesso.

Se la detrazione è invece ripartita al 50%-50% tra i due coniugi, si analizzano i documenti comprovanti gli oneri sostenuti per i figli, che possono essere intestati:

  • ad uno dei genitori: la detrazione/deduzione spetta interamente a questo;
  • al figlio: le spese vanno suddivise al 50% tra i due genitori, a meno che i genitori intendano suddividerle in una percentuale diversa (annotando sul documento la % di divisione)

In caso di separazione, il coniuge che trasferisce la residenza, può continuare a detrarre gli interess che paga per il mutuo cointestato?

Il coniuge separato può detratte la quota a lui spettante, in questo caso il 50% degli interessi, fino al limite massimo previsto per la detrazione relativa a interessi passivi su mutuo per acquisto immobile adibito ad abitazione principale; ovvero importo massimo pari ad € 2.000,00, in quanto ai sensi dell’articolo 10 del TUIR, per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente. Il coniuge separato, finché non interviene la sentenza di divorzio, rientra tra i familiari. Anche in caso di divorzio comunque, al coniuge che ha trasferito la propria dimora abituale, spetta il beneficio alla detrazione, se presso l’immobile hanno dimora abituale i propri familiari.

Per qualsiasi ulteriore informazione contatta lo studio

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