Attività al dettaglio: come vanno le cose?

Attività al dettaglio: come vanno le cose?

Di Roberto Mazzoleni, 19 aprile 2018

Voglio oggi dedicarmi al controllo di gestione delle attività “al dettaglio”: bar, ristoranti, negozi di vicinato, in sostanza tutte quelle attività che rivolgono la propria attività direttamente a privati consumatori.

E lo voglio fare con un linguaggio concreto e con pochi (o per nulla) tecnicismi con l’obiettivo di far capire, anche a chi gestisce piccole realtà, che non è per niente impossibile, ma anzi è doveroso, dotarsi di seppur minimi strumenti di controllo dell’andamento della propria attività!

Il minimo comune denominatore per queste realtà è una loro caratteristica fondamentale: l’incasso contestuale della vendita.
Non esistendo, bontà loro, crediti verso clienti, l’analisi dei dati economici è certamente il punto di partenza.

E non ci si deve concentrare sul volume dei corrispettivi (ricavi) come purtroppo spesso sento dire, ma sul margine di contribuzione e cioè sul margine delle vendite che vengono effettuate.

Perché quel margine serve per la copertura di tutti i costi fissi dell’attività e dello stipendio (che non è l’utile) dell’imprenditore che, spesso, nella propria azienda ci lavora direttamente alla stregua di un commesso.

Studio mazzoleni controllo gestione attivitaE allora da dove partire?

Dall’analisi dei costi fissi!
È fondamentale sapere che ogni giorno, nel momento in cui si alza la saracinesca del proprio locale, vi sono dei costi che vanno coperti. Ed è altrettanto fondamentale conoscerne l’importo.

Ma come fare? Ti faccio un semplice esempio.

1) Elenca tutti i costi fissi annuali della tua attività.
Mettici il canone annuo della locazione, gli stipendi dei dipendenti, le assicurazioni, le utenze, i canoni di abbonamento, il compenso del commercialista, e via di seguito.

Supponiamo che la somma di tutti questi costi sia pari a 40.000 euro l’anno.

2) Indica il tuo stipendio.
Tu imprenditore non lavori gratis.
E, soprattutto se sei una ditta individuale o socio di una società di persone, la differenza finale del conto economico (che chiamiamo utile) in realtà comprende il vero e proprio utile oltre che a corresponsione di un reddito per la pura attività lavorativa.

Se questo valore di differenza fosse pari a zero, siamo portati a dire che l’attività chiude in pareggio.
In realtà, l’attività è in perdita, poiché non viene considerato che non si è nemmeno riusciti a coprire il costo del lavoro dell’imprenditore (che non è l’utile!).

Oltre a ciò, vai ad indicare i contributi Inps che devi pagare (solitamente l’Ivs ogni tre mesi).

Quindi, continuando il nostro esempio, se il tuo stipendio è quantificato in 2.000 lorde/mese, avrai un costo annuo del tuo lavoro di euro 24.000 oltre alla componente previdenziale che quantifichiamo in 4.000 euro/anno: totale annuo 28.000 euro.

3) Calcola i giorni annui di apertura del tuo negozio.
Posto che l’anno ha 365 giorni di calendario (a parte gli anni bisestili), ed il tuo locale è chiuso la domenica (che sono 52), indicheremo i giorni di apertura in 313. Togli eventualmente chiusure programmate per ferie, feste comandate, ecc.

Ma teniamo 313 per il nostro esempio

4) Suddividi la somma dei punti 1 e 2 per i giorni del punto 3
Il totale dei punti 1 e 2 del nostro esempio è 68.000,00 euro.
Se lo dividiamo per i giorni di apertura (che abbiamo fissato in 313), il valore quotidiano del costo del nostro locale è pari ad euro 217,00.

E cioè, ogni giorno, il tuo locale deve produrre, almeno, euro 217,00 di margine sulle vendite per coprire tutti i costi fissi.

Naturalmente l’esempio è molto semplificato ed ha solo la funzione di farti capire come calcolare un importo che devi sapere e mai dimenticare!
Un imprenditore che non conosce il valore dei costi fissi quotidiani della propria attività sta navigando a vista!

Ora capisci perché conta poco il valore dei tuoi corrispettivi? Perché puoi anche farmi 10.000 euro di vendite giornaliere, ma se non produci margine di contribuzione (che quindi è la differenza positiva tra le vendite e il costo di acquisto della merce), tu sarai in perdita.

Quindi se non l’hai ancora fatto, la prossima volta che discuti con il tuo commercialista il tuo conto economico, fatti calcolare questo valore, tieni monitorato ogni mese il valore del tuo margine di contribuzione e non perderti il prossimo articolo del blog.

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